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Nòstos-Ritorno

Storia di donne sopravvissute ai totalitarismi a passo di danza

Drammaturgia e Regia Damiana Leone
Con Damiana Leone e Barbara Mangano

Coreografie Barbara Mangano
Disegno luci Alessandro Calabrese
Costumi Sara Di Salvo
Foto Gioia Onorati

con il patrocinio di ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati Militari con sede presso la “Casa della Memoria” di Roma)

Sinossi dello Spettacolo/Cabaret della Morte

Praga 1989. Una donna torna nella sua patria dopo un esilio durato vent’anni, è una nota ballerina boema fuggita a Parigi dopo la Primavera di Praga del 1968. Appena tornata ritrova sua sorella che ha preferito abbandonare la carriera di cantante pur di non lasciare la sua terra.

L’incontro mette in luce cosa rappresenti essere esule e cosa non esserlo, fa emergere verità mai confessate fino ad un viaggio a ritroso nella coscienza delle due donne.  Entrambe avevano vissuto nell’unica impalpabile eredità lasciatagli dalla madre, ballerina ebrea sopravvissuta ai Lager: il ballo e la musica.

Ripercorrere la terribile storia di sopravvivenza a passo di danza della madre, le aiuterà a stabilire la giusta relazione tra gli eventi ed ad affrontare la vita da vittime dei grandi totalitarismi del ‘900.

Emerge così una realtà finora poco conosciuta come quella degli spettacoli nei Lager che venivano realizzati dai deportati stessi per i loro aguzzini. Emblema di un orrore che si consumava, quelle rappresentazioni fungevano da violenza psicologica e propaganda anti-ebraica. Lager degli artisti era infatti definito il castello di Terezin, vicino Praga, in cui le nostre protagoniste animavano le serate con i più importanti artisti ebrei dell’epoca; ma il lager era anche tristemente noto per essere il lager dei bambini.

Allora l’inferno diventava una pantomima crudele, in cui gli artisti, usati come i pagliacci dei nazisti, avevano il triste privilegio di morire almeno con la loro identità, danzando e cantando come in una danza macabra. La più grande libertà è dunque quella dell’arte che permette all’essere umano di essere ancora più umano e all’esule di avere come patria solo il suo cuore.

Si, perché l’esule rimane tale anche quando ritorna in patria, rimane tale anche quando ritrova la libertà, perché l’essenza della sua vita è rimasta nel tempo del suo esilio. Ma se è un’artista il suo tesoro è nella sua arte.

NOTE DI REGIA

Nostos in greco significa Ritorno ed è il termine con cui venivano chiamati i viaggi di ritorno degli eroi greci dopo la guerra e la loro estraneità al mondo; successivamente Nostos diventerà la radice di nostalgia, cioè di un termine ambiguo che indica il senso di vuoto, lontananza e solitudine. Il Nostos dunque è l’esule, la cui vita rimarrà per sempre in un luogo non-luogo.

Perché dunque parlare di esuli? Perché parlare di spettacoli nei lager? Perché parlare dei Boemi perseguitati da due regimi per due generazioni? Perché chi è esule lo è per sempre, perché è straniero nella lingua, nel pensiero e dunque nel cuore, ma se è un artista la sua libertà vive nella sua arte, attraverso un linguaggio universale come quello della danza e della musica. Si può sopravvivere alle dittature anche a passo di danza e cantando. È stata questa la grande esigenza di raccontare questa storia. Le persone descritte in questo spettacolo, sono esistite veramente e anche i fatti sono realmente accaduti, ma sono stati assemblati alla ricerca di una poetica originale, rielaborate attraverso un lavoro di ricerca sulle forme di spettacolo nei lager e la vita di deportati a Terenzin. 

Punto di riferimento della drammaturgia sono le memorie di Helene Lewis; Praghese ebrea di famiglia tedesca e ballerina affermata, venne deportata nei Lager dove perse tutta la sua famiglia. Durante la prigionia fu costretta a ballare in spettacoli organizzati dagli stessi capot e grazie anche alla sua arte sopravvisse miracolosamente allo sterminio.

L’azione scenica è sottolineata infatti dalla musica di Kurt Weil, creando una totale ambientazione da Cabaret della morte.

Fondamentale infatti nello spettacolo sono la danza e il canto, accompagnati da una pianista in scena, perché il filo conduttore è l’arte intesa come unica vera fonte di libertà. L’opera è suddivisa in tre parti: la prima è ambientata a Praga nel 1989. L’ambiente e l’atmosfera sono realistiche e quasi cinematografiche. La prima parte è chiusa da un momento epico in cui la narrazione è accompagnata al gesto mimico, in un’atmosfera onirica che trasforma le protagoniste nella madre Helene e nella sua amica Mitzi. Inizia così il viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria. Seconda parte: siamo nel campo di concentramento di Terenzin durante la guerra, ma in un teatro in cui si sta allestendo uno spettacolo. Canti ebraici, tanghi e recitazione brecthiani. Fino alla terza parte ambientata a Birchenau, la porta dell’inferno: siamo arrivati davvero alla fine del viaggio, non esiste un posto in cui tutti sono liberi, esiste solo l’orrore di accompagnare cantando e ballando i deportati che vanno a morire nelle docce. Allora prevale la danza, il teatro gestuale, il canto straziato, per descrivere la morte interiore di una delle due fino alla pantomima finale di scherno e offesa degli ebrei, fino alla morte psichica e alla sopravvivenza sulle punte.

Video

Crediti di Produzione

  • Lo spettacolo si avvale del patrocinio dell’ANEI, Associazione Nazionale ex-internati italiani presso la Casa della memoria di Roma
  • Collaborazione alla creazione dello spettacolo della Compagnia Mangano-Massip, nota compagnia parigina di mimi e danzatori, assistenti di Marcel Marceau
  • Le foto di scena sono state realizzate del noto fotografo di danza Luciano Usai
  • Lo spettacolo fa parte del progetto di teatro civile promosso da Errare Persona “Racconta la Guerra” (www.raccontalaguerra.wordpress.com)
  • Lo spettacolo rientra in una scrittura e ricerca sul Lager di Terenzin, ed è spesso accompagnato da uno spettacolo per bambini sempre sullo stermino dal titolo LE CARLOTTINE
  • È stato scelto per le commemorazioni del Giorno della Memoria da molti istituti scolastici e Comuni (Carrara, Massa, Frosinone, Palau, La Maddalena, Veroli, Corciano, Perugia)
  • È stato messo in scena a Parigi in forma di Cabaret e presso il teatro abarico di Roma

SCHEDA TECNICA

  • Titolo: NOSTOS-RITORNO
  • Autore: Damiana Leone
  • Anno di produzione: 2010
  • Durata: 90 minuti
  • Tecnica utilizzata: Teatro civile, teatro di narrazione, teatro gestuale, teatro canzone, cabaret.
  • Attori. 2 (qualora ci fosse disponibilità di spazio e di un pianoforte, anche una pianista che esegue le musiche dal vivo)
  • Tecnici: 1
  • – Scenografia: un tavolo e quattro sedie (eventuale: un pianoforte)
  • -Spazi richiesti: Teatro, aula magna, e altri spazi chiusi o all’aperto adeguati ad una messa in scena e dotati di posti a sedere.
  • -Dimensione minime spazio scenico: 7 m (larghezza) – 6 m (profondità) – 4 m (altezza)
  • -Proiettori: minimo 10 pezzi da 650/1000 W
  • -Mixer luci e mixer audio
  • -casse audio: 2 ; -Potenza impegnata: minimo 10 kW

Foto

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